| fonte: Farmacia.it |
Facile pensare che, quando c'è di mezzo lo spietato mondo degli affari, la vita possa diventare la trama di un film. Perchè il lavoro oggi chiede molto al manager: è il "mediatore dell'azienda", è colui che si occupa degli eventuali tagli di personale in caso di ristrutturazione. Deve essere un ottimo coordinatore e deve avere buon senso pratico. Infine essere serio, preciso, affidabile e molto creativo.
Ma donne e uomini in carriera, riescono ad adeguarsi a queste richieste? Due le possibili risposte.
• Esistono persone il cui unico sogno è quello di diventare il numero uno: sono perfette per ricoprire ruoli di potere. Sicuramente sono destinate al successo professionale perché nulla li spaventa o è troppo difficile da realizzare. Persone ambiziose, quindi, che amano competere. Ci sono, poi, persone il cui successo professionale non è tra le massime aspirazioni: è messo da parte per lasciare spazio alla vita privata.
• Piuttosto che impegnarsi nella corsa alla carriera, papà e mamma chiedono un congedo di paternità prolungato. Ma il prezzo da pagare per chi sceglie di restare a casa con il proprio figlio è sempre troppo alto e penalizzante. Tornare a lavorare diventa una scelta obbligata. Perchè la legge non li tutela abbastanza. Eppure se per la donna lavoratrice esiste il diritto di assentarsi dal lavoro per altri sei mesi dopo il periodo di astensione obbligatoria, per gli uomini ci sono ancora poche norme che permettono loro di godersi la paternità.
In realtà, negli ultimi anni, sono stati fatti dei grossi passi in avanti. Con il decreto legislativo 151 del 2001, si è riunito in un unico testo la materia dei congedi parentali, riconoscendo la parità assoluta a madre e padre.
In questo modo, anche il padre usufruisce del congedo di paternità (in caso di morte e infermità della madre oppure se il bambino è affidato esclusivamente al lavoratore) assentandosi per tre mesi dal lavoro e percependo l'80% dello stipendio.
In più, ed è questa la novità più rilevante, così come alla donna anche all'uomo è garantito il congedo parentale, ossia l'astensione facoltativa dal posto di lavoro, conservando l'impiego e percependo il 30% dello stipendio (per i primi tre anni).
L'assenza può perdurare per un massimo di dieci mesi nei primi otto anni dei figli.







