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«Il fumo ti rende poco attraente» funziona decisamente meglio del più allarmistico «Il fumo provoca la morte».
MILANO – Il fumo uccide, ma meglio non dirlo. Quantomeno non nelle ormai famigerate scritte shock sui pacchetti, introdotte nel nostro Paese nel 2002 ma, secondo le prime indagini sulla loro efficacia, ben poco convincenti. L’ultimissimo studio a riguardo proviene da un’équipe di psicologi statunitensi, svizzeri e tedeschi ed è stato pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology.
LO STUDIO - Gli psicologi hanno preso in esame un campione di 39 studenti di psicologia tra i 17 e i 41 anni, sottoponendoli in un primo momento ad alcune domande circa le motivazioni che li avevano indotti al fumo e distinguendo tra loro un sottogruppo che dichiarava di aver scelto la sigaretta soprattutto per motivi di accettazione sociale (piacere agli altri, fare parte di un gruppo, apparire affascinanti). A questo punto gli intervistati hanno compilato un questionario riguardante la propria reazione agli avvertimenti sui pacchetti di sigarette, tra i quali «Il fumo uccide», «Il fumo danneggia te e chi ti sta intorno», «I fumatori muoiono prima», «Il fumo ostruisce la arterie».
LA PERCEZIONE DEI GIOVANI - Le risposte hanno sottolineato una sostanziale indifferenza verso le scritte catastrofiche e addirittura in taluni casi i ricercatori hanno riscontrato un effetto-paradosso dei messaggi più apocalittici. In sostanza più il messaggio è rovinoso e si riferisce a un pericolo di morte, maggiori sono le probabilità che intervenga una sorta di fatalismo da parte del fumatore, quando non addirittura un istinto di autodistruzione (del tipo: se devo morire, tanto vale che fumi). Pare invece che le scritte più blande, che si riferiscono magari ai danni della pelle o alla funzionalità erettile, siano più incisive. Soprattutto tra i fumatori sociali, infatti, il miglior modo per dissuadere dalla sigaretta è agire sull’autostima, cercando di togliere appeal all’immagine della sigaretta tra le labbra.
ALTRI METODI – La ricerca si riferisce più che altro ai giovani, che hanno una percezione della morte completamente differente rispetto agli adulti. Inoltre si parla delle scritte sui pacchetti, che in qualche modo nei fumatori incalliti hanno causato una sorta di assuefazione (altre ricerche dimostrano infatti che i fumatori occasionali mostrano maggior attenzione agli allarmi sulle sigarette). I ragazzi sono sensibili al fascino e bisogna agire proprio sull’appeal (si pensi all’effetto Keith Richards con la sigaretta penzolante…). Questo non significa che una comunicazione shockante non possa avere la sua efficacia: basta pensare a Yull Brinner, famoso per essere fumatore incallito, che si fece riprendere in fin di vita a causa di un tumore ai polmoni, lanciando un monito contro il fumo e i suoi effetti nefasti.
SIGARETTA ADDIO – Nonostante questo piccolo studio, è molto difficile determinare l’utilità dei moniti sui pacchetti. Una precedente ricerca sottolineava che il design dei pacchetti è troppo rassicurante, mentre in generale da tempo si discute come le pubblicità contro il fumo e la droga siano distanti dai giovani, molto sensibili a miti e poco ai pericoli. Fermo restando che è praticamente impossibile accertare il numero di fumatori che hanno detto addio alla sigaretta grazie alle pubblicità negative. Senza contare che l’effetto-monito può essere effimero e il turbamento di certe scritte in certi casi dura ben poco. Diceva Mark Twain: «Smettere di fumare è la cosa più semplice del mondo. Io l’ho fatto decine di volte».







